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Il lavoro svolto dalla comunità nel corso dell’anno, propriamente non rilevabile statisticamente, può essere sottolineato nei seguenti articoli:
1) Rapporti con gli Enti.
2) Rapporto con le ospiti.
3) Rapporto con i minori.
4) Rapporto interno all’equipe.
Rapporto con gli Enti.
Nei rapporti con i servizi socio assistenziali, la comunità riesce, nella maggioranza dei casi ad avere con le A.S. un rapporto di fiducia e di interscambio informativo utile sia al lavoro “in rete” sia agli ospiti in quanto si velocizzano operazioni burocratiche contingenti attraverso canali di rapporto di reciproco interesse e vantaggio.
Nei rapporti con il Tribunale del Minori di Torino, proprio in funzione della modalità informativa di tipo continuativo (modalità propria delle nostre case di accoglienza), e la disponibilità all’accompagnamento delle ospiti presso lo stesso, non si sono verificate situazioni di disagio o di richieste, nemmeno sollecitazioni. Il contributo poi dato dal convegno di Casale sull’argomento della Valutazione e Sostegno, con ospiti relatori il Presidente del Tribunale e il precedente Presidente dello stesso, hanno portato un notevole prestigio e riconoscimento alla Casa stessa.
Nei confronti dell’ospedale di Casale Monferrato così come presso le scuole, dall’asilo alle elementari, il nostro qualificato personale è sempre riuscito ad avere dei successi notevoli in termini di semplificazioni, agevolazioni, dialoghi che hanno giovato innanzi tutti ai minori, alle ospiti e infine all’equipe stessa in termini non solo di generico riconoscimento, ma anche in termini di risparmio di tempi e di economicità nei risultati.
Il rapporto con la sede della cooperativa di Milano è infine stato più che ottimo con informazioni bilaterali improntate alla massima cortesia e rispetto delle singole funzioni in un clima di fattiva collaborazione.
Rapporto con gli ospiti.
Il rapporto con le ospiti è sempre molto difficile e, a tratti, aggressivo da parte delle stesse ma dobbiamo sottolineare che un ambiente più accogliente, meno chiuso e meno pervaso da regole può facilitare una accoglienza delle istanze delle ospiti attenuando l’aggressività. Purtroppo alcuni episodi di “scontro” verbale non sono evitabili ma è importante poterne fare qualcosa e portare i soggetti ad una riflessione tale da rilevare, piano, piano, una loro imputabilità nel trovarsi in situazioni che necessitano di aiuti. Molte ospiti hanno potuto trovare nelle operatrici un’ascolto mai avuto in precedenza e questo ha aiutato il loro percorso e l’emancipazione da situazioni psicologiche di grande sofferenza.
Rapporto con i minori.
Nel rapporto con i minori stranamente (ma poi non così tanto), la struttura stessa, le norme, la certezza degli eventi scandita con regolarità e profitto (colazione, scuola pranzi, merenda e riposo), il tutto con generosa partecipazioni delle operatrici, non può che giovare alla crescita dei minori e alla loro collocazione in ambiente protetto dove però non perdono il contatto con la madre, garantendo così una continuità alla genitorialità. L’attenzione costante a quel confine tra invasione o indifferenza che sostanzia il rapporto affettivo (sempre migliorabile), messo dalle operatrici nel rapporto con i minori, produce quei risultati nella loro serenità e nella loro crescita, a volte non presenti in contesti strettamente famigliari.
Rapporti interni all’equipe.
Indubbiamente si sono avuti durante l’anno 2008 dei cambiamenti radicali rispetto all’equipe di partenza. Sia, possiamo dire l’equipe dei primi sei mesi che quella dei secondi, hanno mantenuto e avuto quella qualità fondamentale che è la grande coesione fra i soggetti essendo la risorsa principale del buon funzionamento della stessa. La solidarietà fra le educatrici e le ooss nonché la collaborazione con il Direttore, hanno ridotto al minimo (eccezion fatta per il momento di ricambio) i disagi per gli ospiti e per il personale stesso. La trasmissione delle modalità di lavoro debbono comunque sempre essere garantite dal personale di più vecchia data di servizio.
In conclusione si vuole rimarcare la imprevedibilità del lavoro che svolgiamo all’interno delle case di accoglienza dove ogni nuova ospite è un caso squisitamente a sé stante e dove solo la collaborazione di tutti, e principalmente della direzione di Milano, può farci superare le difficoltà imprevedibili che un lavoro di questa natura reca a tutta la struttura. Solidarietà non è solo una meta da conseguire ma una pratica di lavoro quotidiano.
Il direttore
Dott. Callegari Giovanni


